La mia criptonite

Impulso di scrittura giornaliero
In quali attività ti perdi?


Ciao immaginazione, stai comoda o vuoi ancora più spazio? Ecco, il mio cruccio e la mia criptonite. Così mi perdo, ad esempio mentre sto stirando, e mi balenano idee che non posso non scrivere, tra una piega e l’altra, e lascio tracce di post-it sparsi in tutta la casa, quasi come se stessi creando una mappa del tesoro. Sì, perché tutto è organizzato fino a quando la mia mente non si perde nel labirinto di sogni e progetti. Niente si salva, posso leggere un libro e, improvvisamente, mi ritrovo a scrivere un capitolo tutto mio su una pagina di quaderno, perché ovviamente, se non lo appunto subito, quella brillante intuizione svanisce per sempre. Ma, “il naufragar m’è dolce in questo mare”…

IKIGAI

Ogni giorno ci si sveglia. É un dato di fatto. Il come, invece, dipende.

Così, oggi, si era alzata, col piede destro, aveva preso le sue pillole, bianca e rosa, e si era fermata a fissarsi nello specchio. Oggi, si sarebbe sposata.

C’era una strana calma in casa, d’altra parte era da sola, un silenzio pacifico, con la luce che filtrava dagli scuri e niente altro. Emozionata? Strano, non avvertiva frenesia o ansia. Mancava più di un’ora prima che arrivassero parrucchiere e truccatrice. Aspettava che sua madre suonasse da un momento all’altro, suo padre invece, sarebbe arrivato poco prima della partenza per la Chiesa.

Davvero si stava sposando? Mentre beveva il caffè, dopo essersi fatta la doccia con una cuffia da bagno enorme (quella di sua nonna) per non rovinare il lavoro fatto il giorno prima dal parrucchiere, si fece un selfie. E suonò il campanello. Fine.

Mamma era arrivata, lei sì, emozionata, e l’aveva stretta così forte da farle mancare il fiato. Mi sto sposando mamma, non sto partendo in guerra. Sua madre la fissava, con quello sguardo che conosceva bene, molto bene, e che voleva dire tutto. Voleva dire, principalmente, “Stai andando in guerra”. In fondo, i suoi genitori avevano vissuto la loro storia come una sfida, tutta la vita.

La casa era già invasa, lei non se ne era accorta. Chi le toglieva la cuffia dalla testa, chi apriva bauletti per il trucco, il phon che rumorosamente faceva da sottofondo, un via vai intorno che le ricordava la favola di Cenerentola. Tanti topolini che ce la mettevano tutta per regalarle un aspetto favoloso. Peccato che la truccatrice le avesse infilato lo scovolino del rimmel in un’occhio. Cominciò a lacrimare.

Ah no, non ti commuoverai adesso? Se piangi mi rovini tutto il lavoro.

Ma a nessuno interessava la sua risposta, erano tutti presi. Ed era arrivato l’attimo più atteso, indossare l’abito, trovato dopo infinite ricerche, infinite prove, nella più assoluta indecisione.

Mamma, ti aiuta mamma.

Una vestizione complicata, da papessa, tutto nuovo, la biancheria intima e la sottoveste in seta, le calze col pizzo, il reggicalze, la giarrettiera blu e, finalmente, calato dall’alto, con un cappuccio a coprire viso e pettinatura, si trovò infilata nel vestito. Come una bambola, sistemata ben bene, i bottoncini chiusi uno ad uno, le spalle scoperte leggermente, il raso color perla che scivolava fino a terra. Poi, si guardò allo specchio.

Chi era quella sposa? Chi era dentro quell’abito che, in fondo, non le piaceva poi così tanto? E quei capelli? Perché le avevano voluto mettere a tutti i costi quelle forcine con i brillantini? Ora sì che le veniva da piangere. Avrebbe voluto toglierselo, avrebbe voluto spettinarsi, avrebbe voluto urlare.

Devo chiamare Andrea.

No mamma, non porta male. No mamma, esci per favore. Arrivo subito. Vai a farti un caffè. Esci!

Uno squillo. Solo uno squillo e lo vede. É proprio lui, sorridente, con gli occhi più belli del mondo. Si guardano, non parlano. Si guardano e sorridono. Sono loro.

É arrivato papà.

Si guardano ancora, e sono già sposi. Chiudendo gli occhi chiudono la videochiamata. Prima di uscire dalla stanza decide di mandargli il selfie del mattino, con quella cuffia a fiori ridicola, le occhiaie e il suo sorriso. Aspetta, aspetta la sua risposta.

– ❤️

Ora sì. Ora è pronta.

Quante volte figliola?

Impulso di scrittura giornaliero
Ti sei mai esibito sul palco o hai tenuto un discorso?

Quante volte figliola? Tante volte. E si impara, si impara tutto. Ti prepari, arrivi anche a farti un video per vedere come sarebbe il tuo intervento (e raramente ti piace). La verità è che, ogni volta, è come fosse la prima. Ogni volta, quando cominci, hai davanti a te la platea e dentro di te il vuoto pneumatico. Dura poco, pochissimo. Realizzi subito che devi proferire parola e non importa se non segui lo schema perfetto che ti eri preparata, non importa se ti dimentichi qualcosa o aggiungi altro (spesso improvvisato). Quello che importa è che stai sfidandoti, ancora, sfidi le tue insicurezze, sfidi anche la convinzione di essere preparata, in grado di catturare l’attenzione. Poi, almeno questo è quello che mi capita, tutto fila liscio, mi diverto, osservo le reazioni di chi mi sta ascoltando e di chi manda segnali non verbali inequivocabili. Questa è la vera prova, riuscire a interessare, intrattenere schivando la autoreferenzialità (difficilissimo!) Sarà per questo che cerco da far durare i miei bla bla bla al massimo 20/25 minuti e sono intercalati da qualche presenza esterna (attori che leggono, un musicista che stacca…), perché l’ultima cosa che vorrei, è vedermi parlare “a vuoto” o al vuoto.😁

PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI – LA NUVOLA a ROMA

SCRIVERE! Siamo tutti(quasi)scrittori… a qualcuno riesce meglio.

E così, quando vedi i tuoi libri pubblicati ed esposti nello stand della tua Casa Editrice, quasi, quasi, ci credi!

Due o tre cose che so di sicuro (omaggio a Dorothy Allison): scrivere mi viene naturale, mi piace scrivere, non a tutti piace come scrivo.

Per chiunque fosse nei paraggi della NUVOLA, Roma EUR, 4/8 dicembre… vi aspetto, da venerdì pomeriggio!

Sarò quella che sorride… 😊

Marcella

Centro Congressi “La Nuvola”, la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria “Più libri più liberi”.

A M A R E

Impulso di scrittura giornaliero
Condividi cinque cose in cui sei bravo.

A ascoltare

M meditare

A aspettare

R rispettare

E… scrivere.

Per la quinta, diciamo che ci provo.

– 3

Mancano 3 giorni alla presentazione del mio romanzo a Castell’arquato (PC), paesino medievale dove vivo al momento. Ho voluto farne una anche qui, per la piccola comunità, fuori dal caos delle Fiere del libro (cui parteciperò per ovvi motivi). L’atmosfera è rilassata ma sto cercando di creare un piccolo evento divertente(nonostante il tema del libro 😜), niente bla bla bla soporiferi. Vi sto scrivendo perché volevo invitare chi fosse in zona e avesse piacere di fare una gita fuoriporta, tra l’altro in questo weekend ci sarà la Fiera delle Castagne, che adoro. E, per invogliarvi, voglio postare un estratto da una delle cinque poesie che, Marcello Comitini, mi ha permesso di inserire nel mio romanzo _ Ti scrivo perché non so amare. Stalking_

Perché l’Amore, non è mai violenza.

NELLE LORO MANI

Con lampi di letizia e crudeltà

prendono vita in sembianze simili alle nostre.

Ci minacciano, ci sorridono, ci spogliano

ci elargiscono doni, ci colpiscono con la frusta

sul cuore dolente

sulle palpebre lacrimose

sulle spalle sino alle costole.

Ci crocifiggono

sulla cima del sublime amore.

PRESENTAZIONE ROMANZO

TI SCRIVO PERCHÉ NON SO AMARE

di Marcella Donagemma

Galleria d’Arte GIOELE CHI? Castell’Arquato, Piacenza, Sabato 5 ottobre, ore 17.00

Ciao!


Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.

Impulso di scrittura giornaliero
La tua vita senza computer: che aspetto ha?

Sono curiosa di leggere le risposte della generazione che è nata già “programmata”, già misteriosamente predisposta all’utilizzo delle nuove tecnologie. Per chi invece, come me, ha vissuto anche senza, ma ha dovuto (nel mio caso, voluto) fronteggiare l’arrivo di internet e di tutto ciò che è arrivato al seguito, si tratta semplicemente di ricordare. E vi assicuro che sono ricordi bellissimi: macchine fotografiche, anche complicate, telefoni a gettoni, cassette di musica da condividere con gli amici e, soprattutto, la necessità di incontrarsi di persona, sui muretti che hanno visto tante storie: amori, progetti, sogni. Forse, oggi, che è tutto più semplice e si tende a dare poco valore a quello che si posta, siano frasi o foto, ci si dimentica delle grandi opportunità che ci offre la tecnologia. Ma dobbiamo conoscerla e “dominarla”, perché ha una forza travolgente e pericolosa, tende per sua natura ad isolare e crea dipendenza. So come sarebbe la mia vita senza computer, ovviamente non potrebbe più essere come nel passato, semplicemente mi ritroverei in un’altra dimensione, distante, forse anche il tempo si dilaterebbe. E, ogni tanto, ne sento la necessità, perché il tempo è prezioso.

STALKING. Sapresti difenderti?

STALKING. Sapresti difenderti?

TI SCRIVO PERCHÉ NON SO AMRARE

Echos edizioni – echosprime.it

Ci si guarda, ma spesso, non ci si vede

Impulso di scrittura giornaliero
Come ti descriveresti a qualcuno che non è in grado di vederti?

Dal titolo del prompt mi è subito venuto in mente Tinder o altre app. di incontri. Sarà perché immagino che nel compilare la scheda personale ognuno dia il massimo, cercando di apparire al meglio. Ovviamente non è possibile fare altrimenti, si cerca di emergere in qualche modo, nessuno sarebbe interessato a: “Ragazza di mezza età, gradevole, ambiziosa e in cerca di una relazione seria. No perditempo.” O a: “Giovane uomo, leggermente sovrappeso, maturo ma non autonomo, in cerca di leggerezza. Assentarsi sopra i 35 anni.” Ma la verità viene sempre a galla, a volte basta una telefonata, se poi ci aggiungiamo l’importanza della chimica, allora il pacchetto è completo. Un mio amico, non vedente, riesce a cogliere talmente tante sfumature, nella voce, nel non detto, da essere quasi un super eroe. Quindi, potrei descrivermi solo nel caso dovessi incontrare qualcuno per la prima volta e gli direi:” Sarò quella che sorride, con un baschetto in testa.” Il resto, tutto il resto, si scoprirà solo conoscendosi.

IL CIELO È UNA BOCCA INNAMORATA DELLA TERRA

L’ultima raccolta di poesie di Marcello Comitini è finalmente disponibile!

Ho avuto l’onore di scrivere la prefazione a questa opera e ve la propongo per raccontarvi un po’ di questo viaggio tra le parole, in cui mi sono volutamente persa, senza giudizi, solo aprendo l’anima, tra i versi incastonati in questa cornice di carta stampata”.

IL CIELO È UNA BOCCA INNAMORATA DELLA TERRA

Prefazione

Una raccolta assetata, pura e crudele, in cui lo spirito invoca un respiro, conscio della vastità dello smarrimento. (“Fiumi femmina”). Come la linfa che scorre dalle radici alle foglie, le parole suscitano emozioni palpitanti, tra ragione e sentimento. A volte, indifferenza e gelo, a volte, passione, “colma di dolce polpa maturata nella nicchia del cuore” (“Parole”).

Anche l’amore stordisce, rincorso, negato, sognato o rimpianto, quando “dalle bocche assetate, ti amo e addio, è il grido che alzano.” (“Lo stormo”). È una poesia che “scava un buco oscuro nella coscienza, non vuol riconoscere il passato, non crede nel futuro, non cade negli inganni del presente.” (“La poesia”)

Il tempo non è scandito, ma scivola come un fiume grigio, incapace di riflettere lo spazio celeste, mentre “sentiamo che in noi perdura la sostanza delle stelle” e “siamo come il vento, aria nell’aria.” I colori delle parole, il bianco che abbaglia dal “tulle delle nuvole”, la terra nutrita dalle ultime rosse gocce di sangue, il verde delle valli imputridite dai frutti caduti e marcescenti, le mani lucide e nere, come le piume di un cigno che orgoglioso scivola su acque tranquille. La Terra appare gioiosa, blu, verde, celeste, nonostante i singhiozzi per tanta bellezza. Questa è immortalità? La natura divina del vuoto. (“Lascio fare”)

“Gli artigli degli umani” incapaci di proteggere tanta bellezza, ignorando il destino comune, tramutano le parole in pietre, inesprimibili grida, tra presunzione e ignoranza.

Manca sempre qualcosa alla felicità umana, dai sogni infranti, alle lacrime che grondano dalle nuvole, mentre è impegnata a correre, dimenticandosi delle proprie radici, della storia e dei gesti antichi di chi non c’è più, piangendo, bestemmiando, negando l’esistenza. (“Simulacro divino”)

“È breve e freddo il filo che ci lega” (“Effimera”)

“La luna apparirà col suo calice di ghiaccio, per celebrare la cecità del loro essere” (“Colline”)

Sono liriche che sanno cogliere nel profondo verità difficili da negare, percezioni che parlano d’istinto, sempre connessa al substrato della coscienza, spaziando tra malinconia e nostalgia. La ricchezza sentimentale si evince nella poetica che sorprende col suo carico di significati. Una vena poetica che a volte si ritrae sobriamente, a volte stupisce con immagini evocative, scruta e non giudica, suscita un’incredibile curiosità. Ci si perde in versi dallo spessore rilevante, ricordi che sono attimi indefinibili, intensi e a volte strazianti.

In “Scrivere lentamente”, si prende gioco della caducità umana, invitando ad una lettura istintiva e scevra da preconcetti. La ricerca di una impossibile “lealtà della vita”, nella umana convinzione di essere eterni Dei. “L’amore che spinge a credere di essere vivi è andato perduto.”

Anche quando, in alcune poesie, come nella “Voce della terra” e “Primavera eterna”, si affrontano temi sociali, anche quando lo scrivere di guerre, di ingiustizie ed omicidi, di menzogne politiche, di povertà della terra, tutto “fa da specchio opaco all’incoscienza umana svuotata, superficiale, le cui grida di orrore, davanti alla TV, “galleggiano intrappolate da uno schermo”.

Nella ricerca della ragione dell’esistenza, le risa diventano tragiche in “Chat GPT”, i coltelli sono privi di lame. La passione non ha ragione d’esistere se cervelli digitali, come infinite maschere, offrono risposte a tutti i perché.

Come sopravvivere? Non alla morte, che accompagna, muta amica sconosciuta, ma ai sogni, ai ricordi che bruciano? Odio, integrità, speranza, illusioni, amore, lacrime, solitudine, un urlo si leva dai versi che anelano l’impossibile: l’ascolto, unica via alla libertà.

Alla fine, nello scrutare doloroso sulle debolezze umane, c’è la continua ricerca dell’amore, quello universale “unico e misterioso”, illuminato dallo “sguardo della luna, sui volti lavati dalle mani bagnate di pianto”.

Marcella Donagemma

Il poeta Marcello Comitini

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Collaborazione artistica? SI PUÓ FARE!

Allora si può! < Si può fare!!! > Con questa battuta nel mitico film Frankenstein Junior, Gene Wilder, annunciava temerario e orgogliosamente pazzo, il successo dei suoi esperimenti.

Bene, oggi confermo. Si può collaborare tra artisti, si può ancora avere fiducia nella possibilità di condividere esperienze e lavori. Anche su un Social. É cosa rara, e qualcuno mi ha detto: “Fatti i fatti tuoi e campi cent’anni!” , sicuramente ha ragione. Ma, che senso ha? Rischi di rimanere deluso? Certo. Ma quando invece succede…

Che un maestro come Comitini, che ringrazio ancora, offra la possibilità di apparire in uno dei suoi lavori, denota non solo sicurezza in se stessi ma anche empatia e curiosità. Doti rare e preziose.

E, per chi ancora non si è avvicinato alla prosa di Marcello Comitini…

Il cielo è una bocca innamorata della terra


Foto da web

AUTORI AI DOMICILIARI- Elisabetta Violani intervista Marcella Donagemma

Ciao a tutti! Questa è un’intervista (un pò lunghina 🙄) fattami dall’autrice Elisabetta Violani, sul mio ultimo romanzo. Con qualche “gag” non voluta…

Elisabetta, (biologa e ricercatrice) oltre ad essere una scrittrice, vincitrice dell’ultimo premio per la narrativa “Il libro più bello d’Italia”, si occupa anche della promozione di altri scrittori con la sua Rubrica “AUTORI AI DOMICILIARI”.

Si parla un pò di tutto, parlo di me e delle mie pubblicazioni,,, se vi va di conoscermi un pò di più! 🤓

«…quando vogliamo conoscere noi stessi potremo conoscerci guardando nell’amico»

Impulso di scrittura giornaliero
Qual è la qualità che apprezzi di più in un amico?

Amicizia. Il sentimento più forte, una forma d’amore senza compromessi. L’amico c’è, sempre. Non importa se ci sono state incomprensioni, non importa se a volte non amiamo le stesse cose. È difficile? Molto. È un dono della vita ma richiede impegno. E quando l’amico/a è disposto a correre, lasciando la partita della squadra del cuore o la seduta dall’estetista prenotata da mesi, perché hai veramente bisogno di averlo/a vicino, allora saprai di non essere solo. Se è disposto a sacrificare parte del suo tempo per te, a fare gesti dettati dall’amore, saprai di avere incontrato la più grande fortuna. Sentimento raro e prezioso, va custodito, protetto e alimentato.

TACERE

Impulso di scrittura giornaliero
Qual è l’ultima cosa che hai imparato?

Ho imparato, sto imparando, perché ci vuole tempo, a tacere. Non per timidezza, non per mancanza di argomentazioni, ma per scelta. Non è sempre necessario dire la propria, esprimere sempre un parere. In un mondo di opinionisti, mass-mediologi, chiacchieroni, ascoltare diventa un privilegio, meditare prima di esternare la risposta emotiva, che non sempre riesce ad essere completa, onesta, reale. Ho imparato che le parole sono preziose e vanno pesate, amate, utilizzate al meglio. Solo ascoltando s’impara a sentire il non detto e ad uscire dagli stereotipi.