Urlo nell’oscurità. Una giraffa, piccola, che corre nel buio, con quel movimento goffo, il lungo collo che ondeggia. Nel buio. E, dietro a lei, un occhio enorme che mi sta fissando, mentre la rincorre.
E passano e ripassano, senza fine. Il mio respiro è affannoso, ho paura, grido, grido nel buio. Ma non viene nessuno. I miei fratelli dormono nel letto a castello, loro sono al sicuro. Io, io no. Sono coperta fino alla testa, ho il terrore di guardare in quel buio e rivedere quell’occhio.
E sfuma la visione. Era una visione?
Ma qualcosa di bello, emozionante o almeno sereno? Lo sto provando adesso in effetti, provo amore. Sarà amore? La sensazione è come quella della pioggerella d’estate che ti coglie sulla riva del mare. Una spruzzata divina. Non viene dalle onde, non viene dalle nuvole. Viene dall’aria, insieme all’aria, è aria.
Cambia il colore, una girandola multicolore che si stempera nel verde, tra arbusti bassi e terra rossa.
Strani versi nel crepuscolo che vengono da fuori.
Una tenda, sono in una tenda e avverto un gran movimento all’esterno. E vedo piedi che corrono, fucili e macchine fotografiche. Ora mi trovo in alto, sopra un accampamento ordinato, in circolo, le jeep tutte intorno e tanta polvere sollevata. Là, da quella parte, dove stanno andando tutti, là si è formato un gruppo di corpi, a terra, mimetizzati.
Ci sono anch’io, riconosco gli scarponcini.
E la vedo, la giraffa.
Sta correndo inseguita da una leonessa. È così alta che sembra correre da sola, ma sa che dietro di lei c’è il pericolo. Annuso l’aria, sa di selvatico, è la paura che preannuncia l’odore del sangue. Tensione, mi ricordo la tensione, una nuvola di terra che aumenta, che corre per poi fermarsi e gonfiarsi, una danza macabra che parla di vita e morte.
Qualcuno sta fotografando e vorrebbe alzarsi. Una mano potente lo trascina a terra “Stay on the ground!” Ma io non sono a terra, sono sopra quella radura, vedo le corna, il manto pezzato, vedo le lunghe gambe sferrare calci contro il proprio destino.
Ed è silenzio, la massa nell’aria, quasi densa, che sfuma lentamente, si estende come a voler fondersi col tramonto. Arancio con l’arancio, rosso col rosso, nero col nero.
Ed è nero. Un nero quieto, placido, distaccato. La Vita e la morte. La Vita, è morte? Perdita? Inizio?
Rivedo quell’occhio enorme. Mi fissa. Cosa vuoi dirmi?
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