(17) OOBE

Casa, tante case, casa mia, la casa dei miei genitori. La mia stanza e le maniche del mio pigiama. Mi alzo dal letto e vacillo, provo qualcosa di strano, gelido. Oggi muoio. Sto morendo.

Mi ricordo, sono là, le mani sudate, i passi incerti. Non riesco a rimanere dritta, cammino lentamente lungo il corridoio, appoggiandomi alla parete, cercando di raggiungere la cucina. Sento la voce di mia madre mentre sto entrando e sembro un fantasma. Non mi vedono subito, mentre a fatica sposto una sedia.

Voci, stanno chiedendomi qualcosa. Ma io sono seduta e la mia testa lentamente si appoggia sul tavolo, facendo cadere la tazza di caffè e latte. Poi, più nulla.

E sono in piedi davanti alla porta d’ingresso, proprio mentre vedo passare i miei genitori che, agitati e urlanti, mi stanno portando in camera, reggendomi le gambe e le spalle, mentre gocce di latte  scendono dai miei capelli. E mi vedo.

Non provo angoscia, non provo niente. Forse sono sorpresa. Questo è un ricordo, non un viaggio nel passato. Il ricordo di me, fuori dal mio corpo.

Con tutto ciò, quello che avevo provato non ha niente a che vedere con questa mia nuova situazione. Forse perché allora non ero morta, avevo avuto, sembra, un collasso, di quelli brutti, lunghi e pericolosi.

Capita, sta dicendo il medico, capita purtroppo a questa età. E accenna a infarti.

Ma quella parte di me che per un po’ era stata altrove, quella figura grigia e trasparente che aveva osservato lucidamente quello che stava succedendo, è impressa nella mia mente, ancora adesso. Non avevo avuto il tempo di capire, ero ancora connessa alla vita, non era il momento.

Non che ora mi sia chiaro. Anzi.

Vedo una goccia sul pavimento di marmo di casa mia, sembra viva, riflette il mio viso, il mio viso grigio e trasparente.

Quanto tempo era durata la mia assenza? Ero stata spirito? Comunque, avevo avuto ancora la percezione di me, del mio corpo, anche se trasparente, sapevo di essere là, ad osservare.

Da quando sono morta invece vedo solo, o meglio, avverto qualcosa, sono attraversata da immagini, sensazioni, ma non mi percepisco più come prima. Di fatto, penso solo e, mi dissolvo.

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

(S. Agostino)

OOBE: Out Of Body Experiences