Galleggio. Galleggio immersa in una gelatina fluida, un po’ viscosa. È buio ma si intravede qualcosa, sta arrivando qualcosa.
Come una cascata, come un tubo dell’acqua che scoppia, vengo sputata fuori, finendo sparsa su teli verdi. E li rimango mentre sento un vagito e la luce mi ferisce gli occhi. Ma quali occhi? Sensazione forte, quasi reale. Sangue, l’odore del sangue, il suo sapore, dolciastro. Piegano i teli e li cambiano.
Ma dove sono? Sono stata nell’utero di qualcuna? Pare di sì. Siamo seri. Non sono rinata, vero? Vedo la mamma col suo fagottino tra le braccia, il papà di fianco. Il mio papà.
Li guardo ma non riesco a vedermi tra le loro braccia, sono io, sono io, SONO IO!
Nessuno mi sente, non riesco neanche a capire perché vedo tutto quel blu e quel rosso. Ce li ho addosso. Sono ancora ricoperta da un po’ di placenta e sto piangendo. Pure appena nata, non è possibile. Smetto di colpo.
Ehi piccolina, che ti prende? Ti guardo, occhi negli occhi, ti fisso e mi fissi. Ti fisso, proprio diretta, a 20 cm dal tuo/mio, nasino. Rimarrà qualche ricordo nel tuo/mio subconscio? Non che rammenti. Mai avuto ricordi della mia nascita o dei mesi a seguire. Ma sorridi/o. Meno male, già sei/sono nata piangendo!
Vogliamo provare a ricordare vite passate? Ehi? Qualcuno mi ascolta? Visto che ormai sono in viaggio, dal momento che questa cosa non finisce, avrei un suggerimento. Ma vedo due braccia col camice che mi stanno prendendo e mi adagiano su qualcosa di morbido, piacevole. Cos’è quel tubo, che intenzioni hai? In bocca, nel naso, il tubicino aspira e mi secca la gola.
Dell’acqua tiepida mi sta scivolando addosso da una spugna e in un attimo sono avvolta di nuovo, avvolta di nuovo, avvolta di nuovo.
