Il giorno più bello

E’ un bellissimo matrimonio. Io Amo i matrimoni, li adoro. Quasi tutti. Mi piacciono l’atmosfera, i confetti, i fotografi sempre tra i piedi e gli invitati.

Potrei stare ore (e in effetti è quello che succede) a guardare il look degli invitati. Non mancano mai almeno due signore/ine in lungo anche se si celebra a mezzogiorno, a volte appaiono cappellini da Reali d’Inghilterra anche per le nozze “de Gasperino er carbonaro”, e tutti, ma proprio tutti, siamo in lizza per i posti a sedere in romantiche minuscole chiesette che neanche a Lilliput.

Purtroppo, quasi sempre, al termine della Cerimonia, il riso non si può più lanciare. Sembra che finisca per sempre sul selciato, creando coltivazioni selvagge difficili da debellare. Ci aspetta quindi un tripudio di petali, piume, maxi coriandoli e farfalle, un Circo Togni mai visto.

Poi arriva il momento del tragitto fino al luogo prescelto per il Ricevimento.

……………………………………………….  …………. ……… ……..

Tempo stimato, solo un’ora e trenta, un’ora e quaranta al massimo.

Ma ne vale la pena. Quando arrivi, ti accolgono subito con un calice di Champagne, quasi avessi vinto il Giro d’Italia, ben consapevoli della difficoltà che hai avuto nel decifrare quella maledetta micro-cartina-mappa annessa all’invito.

E’ magico. Tutto un tulle, candele e baci. Purtroppo a volte mancano solo gli Sposi, stanno facendo le foto romantiche su tutti, ma proprio tutti, i monumenti, ponti, fontane della città. Arriveranno un attimo prima che gli invitati, ormai ebbri di aperitivi e vino, comincino ad intonare cori alpini.

L’amore, come la pazienza, vince su tutto.

Il Pargolo

Sono al ristorante, si festeggia un pre-compleanno. Non chiedetemi cos’è, sta di fatto che mi è toccato comprare un regalo due settimane prima della festa in questione.

Appena entrata, è bastata una rapida occhiata al parterre per realizzare che sarebbe stata una di quelle giornate infinite. Le coppie invitate dalla festeggiata, con pargoli annessi, stavano già monopolizzando lo spazio con passeggini, cappottini, giochini.

Ora, non ho esperienza in merito da condividere perché PURTROPPO nella mia vita evidentemente i bimbi non erano previsti, ma meno male che non ho avuto nessun serial-killer, agito-passivo, autolesionista, in sorte.

A difesa di tutti quei genitori che combattono tra lavoro, casa, scuola, emergenze varie, mi pare di capire che non esiste una equazione esatta tra  educazione in famiglia e educazione civica. E i bambini sono bambini.

Ma oggi vorrei analizzare il maledetto Pargolo. Pargolo nell’accezione di infante, imperfetto, immaturo.

Quand’è successo che abbiamo perso il controllo sui Pargoli?

Mentre sto seduta in un angolo, valutando strategicamente come meglio difendermi dal lancio di panini dei Pargoli, incrocio lo sguardo di tre mamme, due neo papà e il gestore del Ristorante. Nell’ordine:

  1. le mamme in trance a fissare estasiate i piccoli mostri
  2. i neo papà, probabilmemte sedati, che imbracciano biberon, merendine e videogiochi
  3. il gestore che è in balia degli eventi e pensa a quanto è difficile guadagnarsi da vivere

Quest’ultimo è infatti consapevole che il suo ristorante, perderà in brevissimo tempo la sua connotazione  per trasformarsi nel palcoscenico dei fanciulli. A niente varranno le occhiate imploranti fatte alle madri in trance, perché i Pargoli sono i veri protagonisti.

Mio malgrado quindi, mi preparo ad ascoltare pietose canzoncine, intervallate dalla lettura del temino in classe e da passi di danza. Se tutto ciò durasse pochi minuti, se il tempo dedicato all’ego smisurato dei Pargoli fosse limitato a sollazzare la vanità dei genitori, saremmo anche divertiti dalle loro gesta, a volte davvero sorprendenti.

Il problema è capire quando abbiamo scambiato le manifestazioni del Pargolo, come lo schiaffo all’adulto, in una affermazione di autonomia, le urla disperate a terra da sindrome di Ganser, in delicatissimi momenti di asserzione  della personalità.  E se tu (non madre ovviamente) sollevi il sopracciglio in un moto di impazienza, preparati a scontrarti col disprezzo e la commiserazione delle madri in trance.

Poi penso ai miei nipoti, che sorprendentemente hanno una testa, due braccia e due gambe, come la maggior parte, e che invece ancora chiedono se possono…

Ma loro sono bambini.

Roar

Ma cos’è? Una immagine che sovrasta la scrivania e riempie la parete, una Tigre, bellissima, mi fissa dal poster gigante.

Forse l’impiegata che mi sta guardando come se avessi interrotto l’esecuzione di un’Opera alla Scala, spera di essere protetta da tale feroce immagine e che nessuno si avvicini senza permesso. Mi dispiace, sono già nella stanza.

Lei si alza dalla sedia, lancia uno sguardo bistrato alla porta da dove sono appena entrata.

Ho chiesto permesso, giuro. Parla con la vicina di scrivania, forse una battuta, ma non afferro. Poi si siede e prende dei fogli, me li porge, e recita in un minuto l’equivalente di un manuale di istruzioni su come compilare i suddetti formulari. Mi congeda come una esausta insegnante di sostegno.

Lei e la collega si alzano in sincrono e parlando ad alta voce se ne vanno. Rimane l’eco dei loro tacchi un po’ strascicati e quel poster con la Giungla assolata, deserta, con la Tigre, immobile.

Sinonimi di Selvaggio [sel-vàg-gio] agg., s. (pl.m. -gi, f. -ge) : inospitale, poco socievole, disabitato.

Roar.

Prima o poi

Specchio,specchio, altro che delle mie brame, direi più che altro BASTARDO!

E’ una splendida mattinata, mi alzo con una energia fantastica, una sorta di luce interiore che, volendo citare i mensili femminili più letti, “Non ti farà passare inosservata”. Questo era il mio stato d’animo, ante. La ricerca della tavoletta di cioccolata, invece, ha seguito la visione della mia immagine post-dormita di sei ore: occhiaia blu pavone su rughette sparse.

Avete notato quanto sa essere impietoso lo specchio mattutino? Inutile presentarsi con aria spavalda, alla ” chissenefrega, mi lavo con acqua calda-fredda-calda-fredda-calda-fredda”, tanto prima o poi ti fermi e, oltre ad un colorito da gita in ucraina a gennaio, non si ottiene altro.

Bisogna accettarlo. Il tempo che passa intendo.

Ed è dura. Soprattutto perché l’energia che hai continua a ricordare quella che eri, continua ad illuderti di poter sfidare le leggi della natura. Un po’ come a Ballando sotto le stelle.

Le più fortunate “non dimostrano l’età che hanno”.

Please. PLEASE! Vi rimando al link di queste Ladies, perché le adoro e perché non inseguono la giovinezza ma la vita.

E io, cerco di essere una di quelle fortunate. Va beh, calda-fredda-calda-fredda -calda-fredda-calda…

Calore umano

Mattinata in Posta.

“E’ in fila?” Mi chiede la signora bionda.

“Sì “.  E’ la mia risposta.

” No, mi piace l’odore di chiuso e ascelle”.  E’ la risposta muta del mio ego sarcastico che scalpita guardando le 15 persone prima di me.

angel-vectorizedSono arrivata da pochi minuti ma per qualche inesplicabile motivo, durante le attese, il tempo si dilata. Come se passassimo in un’altra dimensione: 5 minuti in fila alla Posta = 20 minuti di vita sulla Terra.

Per questo, prima si consiglia di:

  1. fare colazione
  2. andare in bagno
  3. assicurarsi che il cellulare sia carico

La signora anziana davanti a me comincia ad accusare una certa stanchezza. Scatta il lamento che, come l’ebola, si propaga e contagia la fila di fianco. Nonostante le cuffiette mi isolino, posso leggere inequivocabili piagnucolii dalle labbra dei vicini. La signora che non trova in me terreno fertile alla polemica mi ignora sventolando un bollettino spazientita.

Ma è il suo turno.

L’addetta allo sportello impassibile effettua l’operazione e passa oltre. Una freddezza da spia sotto copertura, una tecnica di sopravvivenza probabilmente perfezionata con l’esperienza.

Tocca a me. Fatto.

Efficace ma un tantino asettica. Eppure il calore umano si può trasmettere anche solo con una parola.

<Prossimooo!>

E’ stato bello.

Sto guidando. Intorno a me una campagna viva, distese di terra concimata. MEGLIO chiudere il finestrino. Sono assorta nei miei pensieri bucolici, sono assorta… E appare lui all’orizzonte, dietro di me.

E’ inevitabile, non posso sfuggire, l’auto “chehatantafretta”mi sta inseguendo, mi punta minacciosa fino ad arrivare a 10 cm dal mio bagagliaio.

Perché caro?

Per quale stressante motivo stai cercando di sodomizzare la mia piccola Clio?

Passa caro, superami senza incertezze.

Non cercherò, lo giuro, di bloccarti, non avrò complessi nel vederti sfrecciare davanti a me e sparire dietro la curva. Vedi caro, non penserai di essere l’unico? Mi dispiace davvero. Ma appena sarai sparito, come d’incanto, apparirà un altro “chehatantafretta” e, come te, mi seguirà per alcuni minuti, così vicino da fare amicizia.

Quindi, non essere dubbioso, vai caro, vai.

Senza rimpianti.

Colpo di forbici

A chi non è capitato di dover fronteggiare piccoli drammi? In genere si tratta delle conseguenze di una decisione impulsiva, presa per esorcizzare un momento negativo o un periodo difficile.

E’ così ti ritrovi a fissare incredula lo specchio che rimanda un’ immagine che una volta conoscevi… ti sei tagliata i capelli! Ma tanto, troppo.

Complimenti.

Ora, non importa se pensavi che il risultato sarebbe stato diverso, scordati di assomigliare a Sharon Stone. Purtroppo, fiondarsi dal parrucchiere e lasciare che tagli anni di chiome ribelli, non equivale ad eliminare problemi scottanti.

Volevi un cambiamento? La prossima volta TINTEGGIA LA CASA!

…e che cavolo.

Sansone docet.

je t’aime

“Ah l’amour.”

Quando ho detto:”Cambiamo aria per qualche giorno?…”ero più orientata a un banalissimo pacchetto vacanze che a un’avventura da Capitani coraggiosi. E’ così che mi sono ritrovata a camminare sul pontile battuto da onde gigantesche, tra spruzzi salmastri e raffiche da tornado che mi hanno regalato l’aspetto di una statuina di pasta di sale.

Mentre lui respirava a pieni polmoni, io  imbalsamata anelavo una doccia calda, mentre lui osservava il volteggio degli uccelli, io pensavo a come proteggermi da un vento polare che neanche a Helsinki…

Ah l’amour. In fondo con lui andrei ovunque. Davvero.

Ma, quand’è troppo… Sparita la mia tendenza da Crocerossina paziente, spazzata via dall’Hurricane nell’aria piena di schiuma e spruzzi,  guardando il mare completamente bianco ho detto: BASTA COSI’. Molto bello tutto, affascinante, anche romantico ma TIME OUT! ORA SI VA ALLA SPA.

Se vuoi restare a giocare al Vecchio e il Mare ci vediamo più tardi.

Bilancio consuntivo: danni strutturali alla capigliatura, leggero torcicollo in aumento, un accenno di cinetosi e borsite alla caviglia sinistra.

E gli alberghi a 5 stelle sono ovunque.

Toro Seduto

Sei a casa sola, il pigiamone ha vinto sulla sottoveste di seta perché FA FREDDO, e hai anche acceso il camino che neanche uno scout…

Diciamo che sei in uno stato comodoso. Mentre fai zapping  suonano alla porta e tu SAI che dovresti saggiamente ignorarlo, MA non ce la fai. Dall’altra parte dello spioncino la tua amica di shopping con sconosciuta al fianco sorridono come stelle di hollywood.

“Allora proprio non vuoi venire? Ma dai….”

  1. Non potevate avvisarmi con un po’ di anticipo, che so, IERI?
  2.  E comunque NO, grazie, per rendermi presentabile non mi bastano 10 minutini, NO non posso mettermi addosso qualcosina e via
  3. Next time. Mi dispiace. Sì. Grazie. Ciao.

Mentre ti raggomitoli sulla poltrona scatta il momento meditativo e ti domandi quali strani meccanismi portano certe donne a invitare sempre all’ultimo momento. Ovviamente si  presentano con un look moooooolto semplice, da red carpet con capello stylish. E ovviamente ti guardano come Bambi sorpresi se fai notare che i tuoi di capelli invece hanno la forma della pinza tristemente ficcata in cima alla testa.

In passato avevi accettato l’invito, avevi ceduto alla tua ingenuità, pensando che alla base ci fosse il piacere di stare insieme…. ma ritrovarsi ignare, in jeans e coda di cavallo, all’inaugurazione del miglior ristorante del momento, ti ha insegnato a riconoscere i segnali, neanche fossi l’ultimo dei Sioux, e schivare soavemente la trappola.

Qui Toro Seduto, passo e chiudo.

PS: Quelle a cui  non  è mai successo verranno colpite da un anatema.

7 minutes

Ammettilo, la tua vita è piena di buoni propositi.

Ogni 28 giorni circa, quasi seguendo le fasi lunari, oltre a cambiare pelle come un crotalo, te ne esci con qualche sfida con te stessa. E’ così che si sviluppano i temuti “progetti a tempo”, proponimenti virtuosi come la certezza granitica, che so, di perdere quei 4 chili che ti impediscono di indossare i jeans di 10 anni fa.

Tra le sfide più gettonate, ecco spopolare la gymn di 7 minuti al giorno. Mai provato? Ti esorto a cimentarti in quello che assomiglia più a una prova del vecchio “Giochi senza frontiere” che a una sessione di fitness.

La spiegazione che precede il suddetto 7 minutes workout è a dir poco subdola e mentre la leggi ti senti più leggera… rassicurata da quello che diventerà un momento imprescindibile della tua giornata!

YEAH! READY, STEADY, GO!

E via che si parte col cronometro che arriva a 30 secondi in un attimo! Dallo schermo del tuo laptop ti sorride una signorina che ti esorta a continuare dopo 10 secondi di riposo e …si riparte col nuovo esercizio mentre stai ancora pensando che ce la puoi fare, ma sono già finiti altri 30 secondi e riappare la signorina…

Ti alzi ma il nuovo esercizio è a terra, ti stendi, è finito il tempo, vai verso il muro , è ora di riposare, cerchi una sedia, stop, era il momento delle flessioni…

E’ FINITA! COMPLIMENTI!   A chi?

ORA FAI UN PO’ DI STRETCHING!   Perché?

HAI CONSUMATO 120 CALORIE!!!   Ma davvero?

Quindi, più che sudata direi con l’aria confusa di un Chiwawa che esce da una centrifuga, te ne vai verso il divano, allunghi una mano verso i cioccolatini che stanno proprio lì davanti, vicino a quel libro e…

HEY, DOMANI TI ASPETTANO ALTRI 7 MINUTI!!!YEAH!

Fantastico. Continua a leggere