Calore umano

Mattinata in Posta.

“E’ in fila?” Mi chiede la signora bionda.

“Sì “.  E’ la mia risposta.

” No, mi piace l’odore di chiuso e ascelle”.  E’ la risposta muta del mio ego sarcastico che scalpita guardando le 15 persone prima di me.

angel-vectorizedSono arrivata da pochi minuti ma per qualche inesplicabile motivo, durante le attese, il tempo si dilata. Come se passassimo in un’altra dimensione: 5 minuti in fila alla Posta = 20 minuti di vita sulla Terra.

Per questo, prima si consiglia di:

  1. fare colazione
  2. andare in bagno
  3. assicurarsi che il cellulare sia carico

La signora anziana davanti a me comincia ad accusare una certa stanchezza. Scatta il lamento che, come l’ebola, si propaga e contagia la fila di fianco. Nonostante le cuffiette mi isolino, posso leggere inequivocabili piagnucolii dalle labbra dei vicini. La signora che non trova in me terreno fertile alla polemica mi ignora sventolando un bollettino spazientita.

Ma è il suo turno.

L’addetta allo sportello impassibile effettua l’operazione e passa oltre. Una freddezza da spia sotto copertura, una tecnica di sopravvivenza probabilmente perfezionata con l’esperienza.

Tocca a me. Fatto.

Efficace ma un tantino asettica. Eppure il calore umano si può trasmettere anche solo con una parola.

<Prossimooo!>

E’ stato bello.

Sto guidando. Intorno a me una campagna viva, distese di terra concimata. MEGLIO chiudere il finestrino. Sono assorta nei miei pensieri bucolici, sono assorta… E appare lui all’orizzonte, dietro di me.

E’ inevitabile, non posso sfuggire, l’auto “chehatantafretta”mi sta inseguendo, mi punta minacciosa fino ad arrivare a 10 cm dal mio bagagliaio.

Perché caro?

Per quale stressante motivo stai cercando di sodomizzare la mia piccola Clio?

Passa caro, superami senza incertezze.

Non cercherò, lo giuro, di bloccarti, non avrò complessi nel vederti sfrecciare davanti a me e sparire dietro la curva. Vedi caro, non penserai di essere l’unico? Mi dispiace davvero. Ma appena sarai sparito, come d’incanto, apparirà un altro “chehatantafretta” e, come te, mi seguirà per alcuni minuti, così vicino da fare amicizia.

Quindi, non essere dubbioso, vai caro, vai.

Senza rimpianti.

Call (me) center

Meno male che per risparmiare tempo, quando hai bisogno di informazioni, non c’è più la necessità di recarsi negli appositi uffici, no, ci sono i Call Center.
Il telefono. Cosa vuoi che ti dica. Come potremmo fare senza?
Vuoi sentire una voce amica?
LUI c’è.
Vuoi fare delle foto?
LUI c’è.
Vuoi scoprire la via più breve per arrivare dal calzolaio?
LUI c’è.
Vuoi avere delle informazioni?
LUI c’è.
Chi non c’è, invece , sono quelli che stai chiamando per avere le suddette info.
Oppure, se hai la fortuna di beccarli nell’attimo in cui hanno ricollegato la linea, 9 volte su 10 ti lasciano in attesa, con  la Cavalcata delle Valchirie a 140 decibel.
Se il tuo timpano resiste, devi pregare di poter alla fine parlare con qualcuno, che so, un usciere, la signora che svuota i cestini,  un lavavetri.
Così, anche se non ottieni le informazioni sperate, avrai la possibilità di avere gli orari di apertura al pubblico degli uffici.

💤 Call me tender, call me sweet, never let me go…

Cronaca di un Pedone da marciapiede

Pessima giornata ieri.
Stavo rientrando, per niente soddisfatta, quindi con l’aura grigio topo, e dopo l’ennesimo spintone/spallata/borsata, mi fermai ad osservare il tumulto di piedi scomposti che calpestava il marciapiede. Una miriade di piedi con vita propria che mi stava puntando!
Così mi sorse il dubbio di non essere sufficientemente wow!, probabilmente di non incutere alcuna reverentia maiestatis, necessaria ad acquisire lo status di “pedonem rispettabilis“.
Urgeva un’autodifesa veloce ed efficace come una peretta.
Avrei potuto indossare uno scafandro puntuto, ma non sarei stata a mio agio, avrei preferito farlo indossare a loro, e al contrario.
Nel dunque arrivò l’ennesimo pedonem velocissimus con manoprolungaiphone, che stava visibilmente ciattando e, OVVIAMENTE, non poteva(lui) guardare dove stava andando.
“CHERI!!! Sono davanti a te  e mi rifiuto solennemente di spostarmi!”
Attorno a me, invece, gli altri si allontanarono, quasi stesse arrivando Mosé, e mi lasciarono sola, sulla traiettoria di impatto——————–
E impatto fu.
Quasi una testata, seguita dal volo del telefono.
L’urlo che ne seguì:BR….ST…DO…CA..VA..!!!, può essere così tradotto:
BRravo STo, DOve CAricare il telefono VA bene? (Ucraino)
BRight day, STill  DOwn, CAll me Valerie! (American Pie)
BRoches STar DOrée, CAspitina, l’avez vous VAluez? (French Kiss)
Sorvolai(come il Phone) sugli epiteti e mi concentrai sul bernoccolo.
Il pedonem velocissimus, nel meantime, si era allontanato sollevando polvere e schizzi di pozzanghere, continuando a imprecare.
La mia prima reazione, lo confesso, fu quella di raccogliere un sanpietrino e lanciarlo al pedonem velocissimus ma, essendo un pò a corto di superpoteri (avevo appena fatto una torta), il rischio di colpire qualcun altro era altissssssssssimo.
Quindi optai per un anatema.
Tempo un minuto e, in lontananza si udì un altro scontro frontale, a seguire: BR…ST..DO…CA…VA—–
La serata fu deliziosa.