MUSUBI (gli incontri nella vita)

Leggo. Leggo molto. Mi piace. E mi piace anche curiosare sui Social, scrollare fino a che qualcosa non cattura la mia attenzione. Et voilà! Eccola, la signora che parla della missione che hanno le persone che incontriamo: insegnarci qualcosa. Bellissimo. Mi fermo.

E lei comincia. Incontriamo PERSONE SPECCHIO, PERSONE FINESTRE, PERSONE PORTE. Ed io già mi immagino una casa, mentre osservo quali porte, che specchi scegliere, se metterli o meno, e mi vedo osservare il mondo da grandi vetrate alla francese. Ma la signora sta partendo con la spiegazione e non me la perdo.

– LE PERSONE SPECCHIO, sono quelle che non sopportiamo, che tirano fuori il peggio di noi, ma si limitano, appunto, a rispecchiare le parti su cui dobbiamo lavorare, migliorare. Loro hanno la relazione, il lavoro che vorremo avere, fanno scelte che vorremmo fare. Una volta capito, quel tipo di persona sparirà dalla nostra vita. (E meno male. Siamo sicuri?)

– LE PERSONE FINESTRA, sono quelle che ci fanno vedere, appunto, le possibilità, fuori dalla comfort zone, MA non sono destinate a rimanere a lungo; (Ti pareva)

-LE PERSONE PORTA sono invece le migliori. (Non l’avrei mai detto). Sono quelle che rimangono nella vita perché rappresentano le porte che apriamo, quindi il coraggio, il meglio di noi.

Il racconto termina riassumendo che abbiamo più bisogno di PERSONE SPECCHIO, per migliorare e capire come superare i nostri limiti, lasciando così la strada aperta all’arrivo di PERSONE FINESTRE, che ci mostreranno come potrebbe essere la vita che vogliamo e, infine, appariranno le PERSONE PORTE, dal momento che avremo lavorato su noi stessi, cercando di superare i nostri limiti, volendoci bene, al punto da avere le chiavi per aprire quelle porte.

Mi piacciono questi paragoni che danno una lettura dei bisogni degli essere umani. Come nel MUSUBI, il nodo, in giapponese, storie che si incontrano, rapporti che si spezzano e si ricongiungono, il fluire della vita. Certo, siamo su TikTok, lontani da dissertazioni filosofiche come nel Fedro di Platone, non si affrontano tematiche che distinguono ciò che è bene da ciò che procura piacere, o domande metafisiche come “Perché l’essere, piuttosto che il nulla?”. Ma a parte la sottoscritta, l’età media dei visitatori è di 13/14 anni. Direi che va bene.

Ricapitolando, siamo in un condominio affollato, ognuno barricato nel suo appartamento, a scrutarsi nello specchio, spesso velocemente, lanciando rapide occhiate alla finestra, per lo più per vedere che tempo fa, e usciamo da casa, controllando di avere le chiavi, questo sì, ma della propria porta. Sigh! Anche il mio bambino interiore ha più di 14 anni.

foto di erik-eastman-7 da unsplash

Jappo-fan

Amo il Giappone, e non per qualche sorta di snobismo da sushi dipendenza, la mia è più un’ attrazione fatata. Qualcuno accennerebbe a ricordi di vite precedenti, ma chi mi conosce parlerebbe dei miei viaggi a Tokyo e Osaka, molto semplicemente.

La Terra del Sol Levante mi ha sempre affascinato.

Noi gaijin (stranieri), siamo ancora visti come intrusi. E vorrei vedere. Chi in Occidente mette la mascherina su naso e bocca per non contagiare gli altri?

Sono aspetti ormai noti ai più, ma amo ricordare le sensazioni che questo paese mi ha dato le prime volte che mi sono sentita come “fuori dal mondo”: ero sola a Tokyo, in piedi in una stazione della metro di Shinjuku, ed era il lontano 1987. ERO MOLTO GIOVANE, DACCORDO? (cit. Vanna Marchi)

Una sorta di “Lost in Traslation“, la testa in una bolla  ovattata, i neon conficcati nelle pupille, tra i suoni del Pachinko e i cicalecci delle stazioni.

Stavo come inebetita davanti ai pannelli della metropolitana, completamente in giapponese, come un pilone piantato in mezzo a migliaia di persone che camminavano e mi schivavano velocissime. Tentavo di stabilire un contatto ma era come parlare ad un ologramma.  

Col tempo ho capito che non era per assenza di empatia, bensì per eccesso, che era così difficile stabilire contatti con loro. Il non essere in grado di rispondere a un quesito poteva causare atroci sensi di colpa ed essere classificato maleducato e antisociale.

Bello il Giappone, con tradizioni antichissime e ancora rispettate, e una cultura di base che porta tutti, nessuno escluso, a svolgere al meglio il proprio lavoro con l’obiettivo di rendere un buon servizio agli altri.

Folle il Giappone, che non perdona gli sbagli, che isola sapendo di isolare. Dopo anni ho visto i primi homeless, ex salaryman, raggruppati ordinatamente dietro le siepi di un parco, con i cartoni a terra, senza ombra di sporco, senza disordine. Piccole case mono-persona, con tanto di fornellini a gas e pile per illuminare. Lucciole tra il verde, dietro la vita che intanto continuava, mentre la loro era stata interrotta da un errore, in genere sul lavoro, o dal troppo bere dei venerdì sera.

Scrivo questo mentre sto tornando da Nikko, dove ho lasciato un tanzaku (desideri scritti e appesi sui ramoscelli di bambù).

É un desiderio, quindi non lo svelerò, ma stasera andrò a mangiare la Lacrima dell’Angelo, Agel’s tear drop, una coccola dolce, in un locale, vicino ad Harajuku, che ti trasporta fuori dalla frenesia di Tokyo che continua, appena girato l’angolo.

Sarà meraviglioso?

Sangatsu Yōka 2017 – Tokyo (8 marzo 2017)

immagine da UNSPLASH

Anno 2018 -potrei non andar bene-

Bene, quest’anno va così, inutile pensare alle foto di spiagge puntellate da piedi accaldati o fissare immagini di acque più o meno cristalline, meta agognata dopo un inverno da lappone.  Siamo a luglio e siamo altrove. Un altrove dall’altra parte del globo dove, oltre a otto piacevoli ore di fuso, abbiamo anche il privilegio di continuare ad indossare i piumini. I love it.

Note climatiche a parte, stiamo testando una english full immersion molto specifica e mi sento la versione femminile di Doctor House. Alterno consulti medici con fantastiche passeggiate infinite e senza meta attraverso Sydney, riempio i pochi spazi liberi di queste giornate lasciando i miei pensieri liberi di passare dalla stupida analisi dei grassi contenuti in una apricot-danish al Tutto è bene quel che finisce bene di Shakespeare.

Great. Dovrei essere serena e invece mi agito al pensiero che “potrei non andare bene”, “… “you coudn’t be suitable for a kidney donation …”

Strana la vita, mai niente di facile, se escludiamo la mia naturale attitudine a fare una pasta e fagioli da urlo, quasi tutto il resto è stato frutto di impegno e dedizione, di vera fatica, un culo così.  Eppure di fenomeni che hanno raggiunto obiettivi lodevoli senza colpo ferire,  piccoli Re Mida dal tocco fatato, ne ho incontrati, di molti leggo i traguardi.

D’accordo avere le idee chiare, passi anche avere imbroccato la scorciatoia nel momento migliore o avere avuto il mentore che ti ha supportato, ma un po’ di sana giustizia in questo mondo?

Vado. Mi aspetta l’infermiera per l’esame scintigrafico con radioisotopo ai miei reni.

Vado sapendo che “potrei non andar bene“.

 

Snob

Snob.

Ti siedi al tavolino di questo famoso bar di Roma e guardandoti intorno lentamente ti accomodi. Sei così bella, lo sai e sai che ti stanno guardando. Accanto a te, signore e signori più o meno famosi, di mezza età, stanno parlando tra loro e qualcuno lancia una fugace occhiata. I camerieri ti conoscono, non passi inosservata, anzi, direi che sei fin troppo visibile, quasi esagerata. Capelli vaporosi e tacchi alti, una maglietta così attillata da sembrare un tatuaggio. Ma non sei volgare, sicuramente appariscente, eccentrica, ma non ordinaria, indossi solo capi di qualità, abbinati con gusto. Un canuto ex politico si volta e ti fissa senza vergogna mentre tu ordini una coppa di gelato, precisando bene i gusti: cioccolato amaro, crema e marron glacé. Ignori quello sguardo insistente, stai aspettando qualcuno. Ora sì che sono curiosa, ho finito il mio caffè shakerato, sono all’ombra e tira una brezza deliziosa. Ti accendi una sigaretta, più per scena che per vizio, e aspetti. Arriva qualcuno, ma tira dritto. Poi, in un attimo, siamo circondati da un gruppo vociante di ragazzini, insegnanti e camerieri che mi tolgono la visuale. Accidenti, spostatevi, vi volete togliere di torno? Cos’è questo caos improvviso? Non è tollerabile, non in questa piazzetta, non oggi. Passano lenti i minuti, un bulldog inglese si accomoda sotto al mio tavolino per il caldo e comincia a sbavare. Odio questi cani quando sbavano. Una signora di fianco a me cinguetta ” Che dolce!”. Ecco, allora lo tenga sotto il suo di tavolino. Alzo lo sguardo e…lei non c’è più! COME? Non è possibile, la mia curiosità è destinata a restare insoddisfatta, a metà, come il mozzicone di sigaretta che ha lasciato nel portacenere, come il gelato sciolto nella coppa d’acciaio che ora brilla al sole.

E il bulldog continua a sbavare.

Cannato, sballato, scimmiato

Rumore di vetri rotti. Una bottiglia lanciata contro la fontana va in pezzi, un suono acuto che si confonde negli schizzi d’acqua. E’ notte fonda, sono quasi le tre e le voci dei ragazzi sono come versi di animali agitati, persi. Alcuni gridano, altri cantano e ridono, sicuramente qualcuno sta vomitando.

Scosto un po’ la persiana e vedo le loro teste nelle ombre lunghe dei lampioni, una coppia  sta litigando e gli altri sono appoggiati al muro. Hanno bevuto, tanto. Non c’è gioia nelle risate, i discorsi si fanno pesanti e concitati, qualcuno si agita. Una ragazza si sente male, non respira o forse è solo svenuta. Si forma un cerchio intorno a lei, ora è distesa a terra e qualcuno grida aiuto, spaventato.

Luci che si accendono, come tanti occhi che si spalancano nel buio e altre persiane si scostano. Qualcuno ha già avvisato la Polizia perché arriva subito una volante e dopo poco un’ambulanza. Caricano la ragazza e partono. Restano due poliziotti e il gruppo di ragazzi che cominciano a svuotare le tasche, qualcuno piange, uno sta telefonando. I poliziotti prendono i documenti, fanno domande, guardano le bottiglie a terra.

Sul muro di fronte il lampeggiante proietta figure aliene che si muovono tra i gerani appesi ai  balconi, incorniciate dall’edera e dalle crepe. Un film, muto.

 

Ti insulto, ma con garbo

” Non sta recitando, no? Lei è davvero così sgradevole? ”  Anche oggi purtroppo ho incrociato un modello base di essere umano, dotato solo di un corpo in movimento, senza grazia e sensibilità.

Sono certa di non essere la sola a incappare in esemplari maleducati, spesso corredati da ogni tipo di gadget anche se li vedrei bene solo con una clava. Sarà un Virus? Una forma infettante che, come un programma pirata, altera i comportamenti degli umani? Siamo sotto attacco del parassita arrogante?

Altrimenti non si spiega perché entri in certi negozi sorridente, salutando, e vieni accolta dalla mummia Ötzi, un po’ seccata, che biascicante ti chiede “lapossoaiutare?”  Mi verrebbe da rispondere NO, per favore LEI NO.

Quando poi ignorano o offendono gli anziani, allora il CAPITAN HARLOCK che è in me splende di luce propria, disposto a memorabili duelli dialettici per arginare gli alieni ignoranti.

Difficile difendersi, impossibile ignorare,quindi mi rendo conto di poter apparire snob, ma ACCANTO (a me) è un posto per pochi.

Gli occhi felici

E la metro frena, con la consueta delicatezza, facendomi scivolare di un metro sui sedili. Le ragazze, unghie laccate come opere di Warhol, le borse piene di libri e gli occhi felici stanno parlando:

Secondo te la mente è importante?”

Mah, esiste una giusta via di mezzo…

“Secondo te, cosa guardano gli uomini in mezzo alla strada? Se sei colta? Ma dai!”

Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente, voglio che l’ambiente sia un mio prodotto.

“E questo cosa c’entra?”

Niente, l’ho letto la’…

Chiacchiere sciolte come l’aria di primavera, con quella leggerezza che si è destinati a perdere con l’età, quando i doveri allargheranno a dismisura i loro tentacoli. Anch’io sono stata così giovane?

Poi scoppiano a ridere, risate piene, di pancia, con gli occhi umidi che brillano e le parole intrappolate nei singhiozzi.

Le guardo scendere pattinando su quelle sneakers che è vietato indossare dopo i trent’anni e penso che “domani me le compro.” In fondo se sembra normale vedere pubblicità in cui si parla con una gallina confrontando la qualità dei biscotti, posso anche scegliere di vestirmi come mi pare. La metro riparte, come la vita, ma con meno strattoni.

E io sto sorridendo.

Voli pindarici nella voliera di Tuitter

Adooooooro navigare, ops, volteggiare in Tuitter.

Purtroppo in quella gigantesca voliera è quasi impossibile farsi sentire.
Allora conviene restare sul ramo ad osservare, a leggere.
Così, mi fermo ad ammirare le beccate tra i “pennuti” del web e rimango molto spesso affascinata da certi piumaggi multicolore.
Diciamo che a volte manca un tantino di grazia, ma che volete, quando si è in troppi a svolazzare nall’aire…
Anyway, rimango basita da vere e proprie perle di saggezza( e io di perle me ne intendo), snocciolate come se nulla fosse:
< Le persone che dicono: “in amore non contano le strategie, serve solo essere se stessi” di solito sono sole.>
c’è chi si confessa:
< La frustrazione e il senso di colpa, nel non riuscire a dare una svolta.>
chi pensa di poter scrivere qualunque cosa:
< NO! I will not have sex for money! I only have sex for jewels, furs, or mixed securities, like a lady.>
ci sono quelli pericolosi:
< La cosa più bella di Milano …. Il treno per Roma >
Ci sono le fescionbloggher, i politicallicorrect, i mammaquantosobello, le mammaquantosofiga, le micastoquiaperderetempo,i supervips, i minivips, i vorreiesserevips
E’ un pò presto per dichiarare a quale categoria appartengo,  come “autoreggente”, sono proprio una remigina (Scolaro di prima elementare; fonte Hoepli).
Accetto ripetizioni…

 

YOUNGHITUDINE

E anche ieri ho avuto conferma al mio stato di LIMBOFOLLIA: “To Young to be Old and To Old to be Young”.
Ma come funziona?
Quando avevo 30 anni ero troppo giovane per ricoprire incarichi ed ora cercano solo under 35…
In questa landa affollata, molto affollata, ci guardiamo increduli l’un l’altro.
Chi ha figli trentenni comincia ad osservarli con sospetto. Loro chattano ignari del fatto che i due pezzi da museo (dicesi genitori) navigano su Twitter o Facebook. Per la legge della “Mors tua vita mea”, dovranno fare attenzione alle nuove leve che arrivano spintonando cariche di energia, lauree, master e corsi di formazione.
Una dura lotta a suon di YOUNGHITUDINE che lascia sul campo carcasse di Baby Manager.
D’altra parte, se un romanzo orrido come <50 Sfumature di grigio> sta in cima alle classifiche, è lecito pensare che per tutti sia plausibile l’esistenza di un Megaboiardodelleconomia di (ben) 27 anni.

Occhei vecchie ciabatte. Diamoci una mossa perché qui non si muove foglia.