Ombre cinesi

Se ne stava sul divano, ferma, in silenzio. Aveva appena finito di confessare alla sua famiglia che, quella laurea tanto attesa, non sarebbe arrivata.

Osservava i visi dei suoi genitori, suo padre con gli occhi fuori dalla testa e la bocca aperta, sembrava un animale feroce in attesa di ruggire, sua madre invece, aveva abbassato lo sguardo per rialzarlo subito.

Si sentiva sprofondare lentamente tra i cuscini, avrebbe voluto dissolversi nell’aria o volare via. Alla fine, aveva dovuto confessare, la discussione della tesi di laurea, segnata sul calendario, sarebbe stata tra due giorni.

Perché? Continuavano a chiederle. Perché?

Come poteva spiegare che erano già tre anni che non sosteneva più esami e che aveva finto tutto il tempo? Esistono parole migliori per giustificarsi? Esistono parole? La mente vagava e le sembrava di non sentire le continue domande, le sembrava di non vedere i suoi, agitarsi, alzarsi dalle sedie, girare nervosamente per la sala. Notava spostamento d’aria.

Poi, invece, l’aria le mancò, il malessere diventò terrore, un conato di vomito sorprese tutti, come uno zampillo improvviso tra le rocce. Non era svenuta, era vuota. Con gli occhi che fissavano il soffitto, i crampi alla pancia, come quando aveva affrontato i primi esami all’università. Fino al quarto, che aveva dovuto ripetere troppe volte, troppe. E allora, aveva cominciato a non mangiare, a riempirsi di integratori, a ripetere come un automa, a memoria, tutto il testo. Se lo ricordava ancora, scolpito nella mente, sempre, salvo quando si bloccava davanti alla commissione d’esame. Era cominciato così.

La bambina prodigio, quella che aveva sempre reso tanto orgogliosi i suoi genitori, quella che era destinata a grandi cose. Era cominciato così. La menzogna era un rifugio sicuro, che non chiedeva spiegazioni o giustificazioni, rimandava il problema. Era un’amica fidata che proteggeva. Ora che l’aveva tradita, svanendo nella verità, era su una montagna russa che la trasportava a folle velocità, senza una destinazione.

I suoi genitori avevano lasciato la stanza, stavano discutendo in cucina e lei, rimase a fissare le ombre delle tende sul soffitto, sembravano disegni, ombre cinesi. Come nella *leggenda, sembravano spiriti venuti a consolarla, la menzogna non l’avrebbe abbandonata. Non c’era bisogno di parlare, bastava osservare.

Si alzò lentamente, prese la borsa e il telefonino, uscì di casa, aggrappata al suo libro.


*Una leggenda vuole che l’Imperatore cinese Wudi (140-85 a.C.) fosse divenuto molto triste in seguito alla morte della sua concubina Li Furen. Per consolare il sovrano, i suoi eunuchi fecero scolpire una figura in legno simile alla donna e ne proiettarono l’ombra su una tenda. L’Imperatore, credendo che fosse lo spirito della sua amata che tornava a fargli visita, si sentì consolato. 

Foot da unsplash

24 pensieri su “Ombre cinesi

  1. A volte i genitori pretendono ciò che per i figli è difficile ottenere o perché non c’è la volontà o perché abulici non si riesce a continuare gli studi ,si perde interesse …La pressione dei genitori sui figli porta a strane conseguenze come quella del tuo racconto e ci sono stati ragazzi che per non subire il giudizio e l’ amarezza procurata ai genitori si sono suicidati e dalle mie parti sia una ragazza che un ragazzo nella medesima situazione, non davano esami e i genitori pretendevano una laurea ,si sono suicidati ed io allora ho pensato che invece di cercare la morte potevano andare via e cercare lavoro, sbracciarsi senza cercare rifugio nel suicidio ch’è vigliaccheria.
    Bella la leggenda dell’ Imperatore cinese…Buon Pomeriggio , ciao Marcella 🌹🥰🙋🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

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      • Mi sono sposata giovanissima e a 17 anni ero già mamma e posso dire che ho tirato su’ tre figli che ho accompagnato nelle loro scelte.Fare il genitore è difficile quando il genitore è oscurantista e non capisce il figlio o quando entrambi testardi non riescono a fare convergere le aspettative.I figli si devono amare e non viziare, si devono capire e cercare di andare incontro alle loro scelte .Sono cresciuta insieme a loro e chi ci vede non riesce a capire che sono la madre e non la sorella o l’ amica…Sono stata sempre il loro primo canale di sbocco e mi sono trovata sempre in equilibrio e non avevo un modello di riferimento perché ho avuto una madre anaffettiva, mio padre era fiero e orgoglioso di me ed ero il suo vanto , è morto giovanissimo… Ciao Marcella,buona serata 🙋🏻🥰👍🏻🌹

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