Non è un film

Guerra. Siamo circondati. Siamo, circondati?

É così vicina, e così lontana. Tra noi e l’orrore, ci sono schermi e monitor.

Non ci è dato avere sensazioni di pelle, provare la paura che ti trascina su e giù per colline e monti, nella pioggia e nella polvere. Non sentiamo neanche gli umori pesanti, il sudore, il lerciume dei vestiti appiccicati alla pelle, di chi sta combattendo o scappando, e la puzza di vomito ed escrementi. Neppure la fame che attanaglia le viscere, i colpi di mitragliatrice sparati, il fragore delle esplosioni, la fuga continua, nascondendosi, tremando, lottando nella solitudine.

E la paura. Paura di morire. E si muore, con la guerra si muore sempre. Non importa chi muore, non importa neanche chi vince. Si muore e basta.

Il nemico è sempre l’altro.

Non importa da che parte stai. In guerra, sei il nemico.

Scrolliamo i post, guardiamo avidamente distruzione e dolore ma ci inalberiamo di fronte alla follia di politiche economico-religiose già decise, premeditate. Non è una serie, non è un film. Sta accadendo. Il sangue, quando sgorga, è denso, appiccicoso. Ha un odore forte il sangue. Ma, qui, dagli schermi, non lo sentiamo.

Il mio, gela tutte le volte che penso a quanto siamo stupidi. L’essere umano è davvero l’animale più pericoloso al mondo.

Foto da unsplash

20 pensieri su “Non è un film

  1. Dicono che esistono e vanno puniti chi commette crimini di guerra. Ma i crimini di guerra non esistono: è la guerra, qualsiasi guerra IL CRIMINE.! E criminali chiunque vi partecipi, la promuova e uccida per dominare o difendersi.

    È proprio questa distinzione/separazione tra guerra e crimini di guerra, che denuncia la profonda cattiveria e pericolosità dell’essere umano, come tu, Marcella , hai affermato al termine di questa tua terribilmente e correttamente sdegnata riflessione.

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  4. Nessun popolo brama la guerra, solo poche elites che hanno il potere e credono di essere dio (rigorosamente minuscolo).
    La tua raffigurazione della guerra è perfetta e coincide con le testimonianze dei nostri vecchi che l’hanno subita sulla propria pelle: la guerra è sangue e merda, dolore e sofferenza.
    Eppure ci stanno spingendo proprio a quello….

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  5. Chi muore…
    E c’è chi fra i potenti stringe mani e sorride.
    Parlano di tutt’altro…che di pace.
    Mio nonno diceva…
    Per eliminare la sovrapopolazione con tutti i suoi problemi, di malattia fame e lavoro, basta una guerra…o virus ” agiungo”mortale.
    Chi sopravvivere,ricostruisce..è si accontenta.
    Mentre i potenti…vanno su altri pianeti, prima che tutto salta.

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  6. Le tue parole sono un pugno nello stomaco, un richiamo alla realtà che spesso scegliamo di ignorare. Hai descritto la distanza che ci illude, quel senso di sicurezza fragile che ci separa dall’orrore della guerra, facendoci credere spettatori, mai coinvolti. Ogni immagine di sofferenza, ogni frammento di devastazione che scorriamo distrattamente, racconta un dolore reale che non sentiamo davvero, anestetizzati dagli schermi che ci proteggono.

    La tua riflessione taglia fino al nocciolo della follia umana: la guerra ci fa tutti nemici, e in ogni schieramento si perde l’essenza di ciò che significa vivere e lasciarsi vivere. La tua verità è così nitida, così cruda: non importa chi vince o chi perde, con la guerra si muore sempre. E nel nostro scrollare, la consapevolezza del sangue che scorre davvero, dell’odore e del peso della paura, si dissolve come se fosse finzione.

    Grazie per aver dato forma a questo pensiero, per aver squarciato il velo dell’indifferenza e per averci invitato a riflettere su quanto siamo realmente coinvolti, anche quando scegliamo di non vedere.

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