Boccascena e il mantello d’Arlecchino

Persa. Non provava altra sensazione. Pensandoci meglio, si sentiva anche oppressa, claustrofobica, come rinchiusa in un bunker grigio, con le fredde luci dei neon. Era davanti allo specchio, chiudendo un occhio alla volta, fissando l’iride. Le sembrava che una fosse più chiara dell’altra. Immaginazione. Forse un po’ di strabismo di Venere. Sensuale. Si perse tra le pagliuzze ocra che, diventando immense, la ingoiavano e la risputavano inevitabilmente sul freddo vetro. Persa.

Era invidia. La sua, aveva qualche screziatura gialla. Persa.

Quanto avrebbe voluto provare invidia buona, semplice ammirazione, ma non esiste l’invidia buona. E rise amaramente, pensando a chi si barrica dietro alle parole e cerca uno scudo per proteggersi dalla verità. Bruciava, eccome, avere perso. Una bella colata di acido proprio nello stomaco, lenta e crudele.

L’invidia è la carie delle ossa, ne puoi sentire l’odore, immaginare il colore imputridito, sapendo che è lì, insolente. É uno dei sette vizi capitali, mica fuffa, una dichiarazione di inferiorità, comprovata dal fallimento personale. Ed io, ho fallito.

Persa.

Che altro avrebbe potuto fare? Raccomandazioni, cena e annessi con uno dei giurati, si era perfino fatta la mastoplastica riduttiva e ritocchini vari su indicazioni del suo agente. Ma non era bastato.

Che altro volete? Ditemelo? Il talento c’è, lo so che c’è, quindi? Cosa mi manca? Perché non io?

Un conato di vomito la piegò sulla tazza del WC, spruzzando aceto e bile ovunque. La pelle si stava squamando, bastava toccarla e perdeva piccole scaglie luminescenti.

Più magra di così? Lo posso fare. Certo che posso.

Si asciugò la bocca e andò in cucina scrollando i video sul cellulare. Prese un bicchiere e lo riempì d’aceto, bevendolo tutto d’un fiato. Quasi non sentiva le budella contorcersi mentre osservava le altre, quelle che erano state prese.

Lacrime acide, collose e minuscole, le scesero sul viso e lì, rimasero.

26 pensieri su “Boccascena e il mantello d’Arlecchino

  1. Esiste anche quell’invidia che è più buona un’ammirazione che purtroppo alle volte può fare sentire sconfitti nonostante tutto e anziché essere incentivante per migliorare o assomigliare, diventa talmente scoraggiante da poter indurre in atti inconsueti o problemi alimentari che poi il rischio non è da meno di compiere appunto atti estremi per la frustrazione che si prova 😒

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  2. Esiste, sai, l’invidia buona che non corrode l’animo della persona. È, come dici tu, un misto di ammirazione, fuggevole sensazione di inferiorità, il desiderio di essere ciò che ammiriamo. Questa invidia è priva di rabbia contro sé o contro gli altri e non tocca e non tocca il nucleo della persona. Diversamente esiste la bramosia ed è quella che uccide la persona: non è voglia di essere come l’altra ma essere proprio l’altra, con una rabbia molto forte non riuscendoci e questa rabbia viene diretta contro l’altro o contro di sé e alla base dei disturbi alimentari c’è rabbia forte, senso di inferiorità, necessità di perfezione ecc.
    Per bramosia si arriva anche ad uccidere l’altro.
    Marcella, scusa questo commento lungo e forse inappropriato al discorso del tuo, come sempre magistrale del tuo racconto.
    Grazie.

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  3. È la delusione e anche l’ invidia che corrode la protagonista che non è affatto contenta di come si vede allo specchio e purtroppo gli specchi sono veritieri e fanno emergere imperfezioni… Bisogna accettarsi e il veleno più grande è l’ invidia che corrode come arsenico e quel veleno non finirà mai di far male… Buona Serata Marcella , la tematica è molto presente in tante persone che non si accettano e non si vedono come si vorrebbero… Ciao!👏🏻👏🏻👏🏻🙋🏻🤍🙏🏻🥰

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  4. Toccato credo un punto di cui nessuno pare voglia parlare.
    I disturbi alimentari con tutte le conseguenze fisiche e psichiche.
    Se se ne parla così poco mi viene da pensare che serva al mercato e al marketing, non sia mai che i modelli proposti di corpi, utili a vendere e al profitto, vengano riesaminati e rivisti in senso etico .
    Poi etica e denaro non vanno d’accordo.
    Grazie Marcella❤️🐈‍⬛

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  5. Hai raccontato con pennellate fredde e asciutte il dramma di colei che si sente rifiutata (e ingiustificatamente, nonostante i compromessi con la propria dignità) da quel mondo a cui aspira, da quel mondo che le avrebbe (lei crede) ridato fiducia in se stessa, Ma questo tipo di fiducia prescinde da ciò che pensano gli altri.
    Hai narrato di una donna, ma vale anche per gli uomini.

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