Riflessi azzurrognoli e lampi di luce

La frenata del treno stride come le unghie passate su una lamiera. La piccola folla si accalca, prevarica, ingombra da ogni lato, attendendo l’apertura delle porte. Come se entrassero in un’arena, si fiondano all’interno della carrozza, correndo, ignorando i vicini, giovani, anziani, bambini. Un fiume in piena di ciabatte da mare, valigie e zaini, mi travolge e mi spinge. Nessuno ascolta, tutti parlano, chiamano, qualcuno urla. Vedo un posto libero tra due passeggeri, nel corridoio, e come un’anguilla scivolo tra camicie sudaticce fino alla meta. Bagaglio, sistemato sotto. Ora posso respirare, chiudere gli occhi e aspettare che questa umanità disperata si plachi. La mia vicina di viaggio a sinistra è americana e sta fissando l’indecoroso spettacolo, ritraendo i piedi il più possibile per far passare roboanti trolley giganteschi.

  • Oh my gosh…

Due minuti, forse tre, di totale caos in cui, proprio ad altezza viso, ho schivato due volte i piedini di piccoli infagottati sulle schiene dei genitori. Uno, sorrideva. Ed è pace. Apparente. Le porte si chiudono e l’aria condizionata riprende a funzionare. L’americana ha indossato le cuffiette, l’altro passeggero alla mia destra sembra assorto, non si è mosso. Lo guardo di sfuggita, poi, lo guardo meglio. Un tuffo al cuore! É mio fratello! No. Non è lui. Ma è uguale a lui! Un sosia. Cerco di non fissarlo, faccio finta di guardare oltre, dietro di lui, e più lo guardo, più noto la somiglianza nelle espressioni, nei capelli, perfino nell’abbigliamento. Esistono sosia per ognuno di noi, in qualche parte del mondo ma, essermelo trovato di fianco, mi ha lasciato interdetta. Vorrei dirglielo, sapere cosa fa, come vive, se è sposato o ha figli. Vorrei, ma non lo faccio. Se è come mio fratello è riservato e, forse, mi guarderebbe come se fossi una molestatrice.

Una foto, gli ho scattato una foto di profilo senza che se ne accorgesse, mi servono prove. Spero che nessuno mi abbia visto. Mi guardo intorno e sono tutti intenti ad osservare i loro telefonini. C’è silenzio, solo teste chine, un girone infernale di dannati che sembrano dover espiare chissà quali colpe, restando intenti a fissare, in basso, uno schermo. Nessun contatto visivo, nessuna chiacchiera, non un fiato.

Ma siete tutti giovani! Tutti ragazzi! Che state facendo? Non la vedi quanto è carina la ragazza che hai di fronte? E tu? Non vorresti chiedere a quel ragazzo dove è andato a fare surf? Uno ha un braccio fasciato, forse è stata una medusa o si è fatto male in una partita a volleyball. Sono tutti da soli, avvolti da una membrana invisibile che li separa, li allontana. Vi siete divertiti in vacanza? Studiate? Lavorate? Che sogni avete? Mi giro a guardare “mio fratello”, ma ha appoggiato la testa di fianco e sta dormendo; l’americana scrolla il telefono. Riflessi azzurrognoli e lampi di luce si riflettono sulle pareti della carrozza, mentre parte l’ennesimo annuncio fastidioso.

Prendo il mio libro, aspetto il silenzio e, tornando col pensiero allo sciabordio delle onde, riprendo a leggere dal capitolo che avevo interrotto, tenendo in mano la porzione di madreperla raccolta al tramonto sul bagnasciuga.

22 pensieri su “Riflessi azzurrognoli e lampi di luce

  1. Un paio di volte sono…ritornata dall’inizio a rileggere, per immergermi in quella calca di confusione e capirci l’atmosfera che vivevi.
    Mi ha colpito l’americana infastidita ‘ Ho mio Dio” non sanno dire altro, mi stupisce che abbia preso il treno con tutta quella calca, poteva benissimo prendersi un Taxi.

    Racconti una realtà, purtroppo assurda da vedere, si parla troppo con chi non c’è…mentre si ignora chi ti vive a fianco, vivendo una realtà che non esiste.
    Un realtà mooolto irreale, descritta… direttamente.
    Una abbraccio cara Marcella. ❤️ 🫂

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  2. Ciao Marcella 🌹
    Ormai ovunque si va il cellulare è il solo fedele compagno di cui nessuno sa farne a meno.Per abitudine non lo porto mai dietro o se lo faccio mai lo esco dalla borsa.Solitamente le mie uscite sono visite mediche di cui non posso esimermi e quindi quello che tu con grande maestria hai descritto lo noto , non in treno, ma nelle sale d’ attesa di medici e di test medici. Ultimamente guardavo i tanti seduti con in mano il cellulare , mi sentivo una mosca bianca ,avevo le mani libere e guardavo tutti chini sul cellulare, poi incontrai gli occhi di una nonnina anziana e le sorrisi sembrava spaesata era la sola che non teneva in mano nulla.
    Il tuo racconto è una testimonianza di come la gente se ne sta per i c@**hi proprio niente discussioni né sguardi.Prima la gente si raccontava i malanni nelle sale ambulatoriali adesso manco quello.Quel signore che assomigliava a tuo fratello era così somigliante?
    Hai fotografato il mondo odierno fatto solamente di cellulari… Dovrò farmi lasciare nella bara il mio cellulare quando andrò via , magari allora lo userò come fanno i tanti che s’ incontrano.Sereno Pomeriggio Cara, un abbraccio e complimenti per il brano di prosa descritto in modo reale ,una fotografia dell’ odierno che ha un solo protagonista …” Sua Maestà il Cellulare 🤗💝😚”🫶🏻🌹

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  3. sono quasi una pendolare… ho imparato a sentire le frenate stridenti… quando salgo tutti con la testa chinata sul cellulare x giocare… oppure qualcuno legge… soprattutto e-book… e quando arrivano gli amici… nemmeno si salutano… e quando è ora di scendere… la maggior parte si spinge…
    buona notte Marcella… 🤗☀️

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  4. Un momento di ordinaria follia collettiva con l’assalto al treno come i film western di buona memoria. Ma poi… L’incomunicabilità descritta da Michelangelo Antonioni prende il sopravvento e tutti si chiudono nella loro bolla ignorando chi sta accanto o di fronte.

    Tutto questo condensato in poche righe incisive e potenti che mostrano il tuo talento.

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  5. da una parte il caleidoscopio delle vite che ci circondano, una vera miniera di possibili conoscenze, dall’altra l’estraniazione uno dall’altro. in fondo nemmeno la scoperta del sosia del fratello ha fatto superare la barriera dell’incomunicabilità o della semplice riservatezza.
    bel racconto
    ml

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  6. Non c’è scampo all’incomunicabilità. Anche la protagonista è sola con le sue perplessità e le sue domande poste al vuoto, agli assenti, agl’isolati da cui è circondata. Neppure leggere la pone in comunicazione con il mondo.
    Le fa compagnia o le dona conforto soltanto la scheggia di madreperla, raccolta in un momento significativo della sua vita.
    Marcella ha magistralmente descritto momenti apparentemente felici – anche se a fine vacanza – scandagliando al di là delle apparenze.

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    • Carissimo Marcello, sono convinta dell’importanza dello stare bene con sé stessi, ma quello che purtroppo oggi si vede sempre più spesso è qualcosa di molto diverso. È isolamento e paura di condividere, di scoprirsi rischiando anche di soffrire. Questo mi rattrista… Ti ringrazio molto, abbraccio🩵🤗

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