
E così non mi parli più. Non rispondi neanche. Ma davvero? Se non fossi arrabbiata, potrei dire che sono allibita. Non hai 15 anni, sei un adulto. Adulto… Evidentemente sei solo cresciuto, invecchiato, e ancora invecchierai e continuerai a comportarti così. O forse è un trattamento che è destinato solo a me? Non credo proprio.
Quell’attimo che ci aveva connesso, come una scarica elettrica, quasi fossimo stati entrambi sottoposti a un defibrillatore, è dunque svanito? Ci sta. Davvero. Conoscendosi si ha modo di decidere se stavamo viaggiando nell’illusione di ciò che cercavamo, frequentandoci ci si rende conto di piccoli, fastidiosi difetti reciproci, del cambio di odore, di certi sguardi indecifrabili.
Quindi? Non sei morto. Lo so.
Ti ho visto passare ieri, di corsa, con altre persone e quasi non ti riconoscevo, se non fosse per quel sorriso che, anche ieri, mi sembrava un faro. Sono adulta anch’io, dovrei razionalizzare, radicarmi al suolo e passare oltre. Forse è un po’ presto. Ma ti rendi conto? Ma cosa mi prende? Alterno momenti in cui ti prenderei a sberle ad altri in cui fisso in una vetrina l’ombra di me stessa, offesa e depressa.
Ti sei divertito? Io, sì. In effetti.
Vendetta. Ora penso solo a quello. In qualche modo devo proteggermi. M’immagino entrare nel bar in cui mi hai portato e, splendida come non mai, sedermi in disparte, vicino ma non troppo, quel tanto che basta per farti vedere quello che ti sei perso. Dovrei andarci con qualcuno… un uomo affascinante, un gentleman completamente ammaliato dal mio esistere. Ce l’ho! E non lo conosci. É un amico, gay, ma nessuno se ne accorge mai, e lui mi aiuterebbe. O s’innamorerebbe di te. Accetto il rischio.
Sullo schermo del telefono ogni tanto appaiono messaggi, non da te. Che faccio? Ti scrivo ancora? Dai. L’ultima volta.
Mi hai lasciato un buco. Un buco nell’orgoglio e nella mente. Un buco nella mia autostima. Devo sapere perché.
Mi hai bloccato.
Come un pop up fastidioso.
Allora, oggi, funziona così. A volte si ascolta, spesso, si scrolla.
Una bella riflessione sul rapporto a due che è finito bruscamente come molti di questi tempi.
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Caro Paolo, ti ringrazio. Oggi, rispetto al passato, ci sono difficoltà in più, dovuta ai cambiamenti che, volenti o nolenti,stanno avvenendo.
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una storia moderna, ammantata di sottile ironia.
molto piaciuta
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Grazie Massimo. L’ironia è l’unica cosa che ci salva…
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La differenza tra maturare e diventare adulto o solo invecchiare restando acerbi…
Molto ben descritta la relazione usa e getta che schiaccia i sentimenti e le personalità altrui.
Vista dal punto di vista femminile è molto interessante anche se speculare a quello maschile.
Complimenti e buona giornata Marcella👏🤗🤗🤗
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Grazie Kos, se ne sentono davvero tante di “storie” così…quasi facesse paura la voglia di costruire qualcosa insieme. Davvero trovi che sei così anche per gli uomini/ ragazzi?
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Assolutamente si, da quello che sento. D’altronde abbiamo subito una campagna culturale terrificante che ha demolito alle fondamenta la figura del maschio e in particolare del padre di famiglia. Più facile pensare solo a se stessi e non assumersi responsabilità in ogni campo, compreso quello sentimentale.
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Dopo i grandi periodi di cambiamenti, quando tutto è mescolato e gira vorticosamente, arriva il momento in cui le cose più importanti iniziano a sedimentare. È quello che mi auguro e ci auguro.☺️
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È quello che mi auguro anche io.
Nel nostro piccolo cerchiamo di fare, anzi essere, persone che non invecchiano inutilmente 😉
Un abbraccio 🥰
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👵🏻esatto!🤗
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