Il giorno in cui ho incontrato Gemma

La incontrò per caso. Aveva visto una figura sottile camminare sul pendio. La fotografò, col vestito che danzava nel vento, mentre muoveva piccoli passi con i capelli davanti al viso, cercando di non cadere.

Teneva una valigia con la mano destra, rigida. Doveva essere pesante. Scendeva il pendio lentamente. L’erba sfiorava le caviglie, il cielo era così ampio da fare quasi male agli occhi. La seguì prima con lo sguardo, poi, camminando, con calma. Una forestiera, sicuramente una cittadina che si era persa. Invece, passando tra campi di trigo e sentieri sterrati, vide che era diretta al casolare di Gesópp. Il buon vecchio Gesópp. Aveva lasciato la vita in quel rustico, in una sera stellata d’autunno.

Lui, per mesi, era tornato di tanto in tanto a sedersi dove erano soliti bere un po’ di vino e chiacchierare o giocare a carte con altri vecchi contadini. Risate semplici e racconti che li illuminavano. Spesso li aveva fotografati, nei campi, o vicino al piccolo torrente dove si sciacquavano con l’acqua gelida prima di sedersi all’ombra per mangiare qualcosa.

Che ci faceva quella giovane donna in quel posto così aspro? Il casale tra le colline non era una promessa romantica. Era pietra grezza, umidità negli angoli, una porta che cigola. Era fatica, legna da spaccare, acqua da controllare, notti in cui il buio è davvero buio.

Ma lei era già riuscita ad aprire la pesante porta di legno, la vedeva spingere con forza tra una sottile nuvola di polvere. Era dentro. Aveva appeso il cappello al chiodo sulla parete esterna, dove di solito si appendevano i salami.

Da lontano, sapeva che lei stava già aprendo le massicce imposte, sicuramente voleva arieggiare. Se la immaginò ferma in mezzo alla grande stanza, osservare i pochi mobili, le pareti. Forse stava già pensando a come ristrutturare. I nipoti di Gesópp avevano venduto in fretta casa e terreno. Non li aveva mai incontrati.

Improvvisamente, la vide uscire e sedersi su una sedia sotto il piccolo patio pieno di terra e piume di galline, e rimanere così, le gambe scivolate con i piedi appoggiati a sentire la terra e la testa abbandonata sullo schienale, ad occhi chiusi.

Altra foto. Ma non si avvicinò. Forse sarebbe passato al tramonto, magari con una bottiglia di vino, così, per darle il benvenuto. Buon vicinato.

Ripercorrendo a ritroso il sentiero, la sua mente cominciò a fantasticare, a fare congetture.

Non è scappata. Ha scelto. Forse ha lasciato una famiglia che parlava sempre troppo tardi o troppo presto, mai nel momento giusto. Ha lasciato una città che le aveva insegnato a correre senza sapere verso cosa. Ha lasciato un lavoro in cui le giornate si sbriciolavano in riunioni infinite. Qui non deve essere funzionale, efficiente, brillante. Forse anche lei cerca il silenzio più che la libertà. La libertà è un concetto rumoroso, pieno di promesse.

E lui, lo sapeva bene.

Nel silenzio puoi osservarti e dire “sto bene”. Non c’è nessuno a guardarti. Nessuno a giudicare la tua scelta, a chiederti spiegazioni, a suggerire alternative. Questo posto non è solitudine, è un luogo dove poter ascoltare il proprio respiro senza che venga coperto da quello degli altri. Chissà se anche lei ha sentito quella sensazione che mi ha portato qui, quel qualcosa che si sbriciolava piano, come intonaco vecchio sotto la carta da parati. Ricostruire senza testimoni, senza applausi.

Si fermò un istante, inspirò. Il cielo profumava.

17 pensieri su “Il giorno in cui ho incontrato Gemma

  1. Eh sì, mi sembrava davvero…di toccare quell’erba alta, in una terra già vissuta, quella, dei miei nonni.
    Era un bellissimo Casolare color dell’oro, si notava da lontano, ho tanta nostalgia di ritornarci, ci passavo tutta l’estate, erano 12 figli, sono rimmaste solo 4 zie novantenne.
    Emozioni pure, in ogni tuo scrivere.
    Grazie cara Marcella. ❤️🌾🌾

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  2. Ciao Marcella 🌾
    Il personaggio principale ha bisogno di evasione, di stare sola con i propri pensieri e chi sta bene da solo senza il ciarlio di altri ,significa che ha trovato la strada che porta alla tranquillità .Il modo in cui la rappresenti è quasi come se tu stessa avessi bisogno di quel casolare deserto e polveroso per appenderci il cappello e assaggiare anche tu un sorso di solitudine che tante volte fa bene al cuore.
    A volte ascoltare chi vorrebbe farti sentire le proprie opinioni sciorinate anche se vorresti solo silenzio , è imperdonabile,un abuso all’ Essenza.
    Ehhh sì, il cielo profuma quando riesci ad ascoltare il tuo respiro senza che nessun ‘ altro possa coprirlo col proprio.
    Questo bisogno mi è familiare perché spesso ce l’ ho anch’io.
    Grazie !
    Come sempre ci porti nei luoghi che descrivi con tanta capacità nell’ ambientarci e farci scivolare come se noi stessi fossimo i protagonisti.
    Buona Serata Marcella e complimenti 🫶🏻🤗🙏🏻💝🌾🌾🌾🌾

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    • Cara Desire , tutti abbiamo bisogno di scaricare qualche modo ansie e preoccupazioni, dolori e problemi.L’ idea di cambiare completamente vita penso che abbia attraversato i pensieri di quasi tutti, almeno una volta.Poi c’è la realtà, le responsabilità, i confini che spesso ci creiamo da soli. Credo che comunque si possa trovare uno spazio, ovunque tu sia, in cui ritrovarsi.🤗💕🤗 ti ringrazio tanto🌸🐦‍🔥

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  3. Un pezzo di delicata struttura che descrive in modo talmente vivido le scene che io lettore ho seguito la giovane donna nel suo incedere verso quella casa.

    Hai un modo speciale nel raccontare le situazioni osservandole dal fuori per intuire cosa c’è dentro.

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