(1) ME NE SONO ANDATA

ME NE SONO ANDATA

Cosa faresti se sapessi che il mondo, almeno il tuo mondo, sta per finire? Se fossi certa, convinta, di morire? Riusciresti ad essere te stessa davvero, per una volta almeno? Indosseresti quel vestito che non hai mai indossato perché ti vergognavi o gireresti nuda? Scoperchieresti il tuo vaso di Pandora agli altri? Lo faresti?

Tre anni fa, è quando sono morta.

Poi, me ne sono andata.

Sono calma, sento delle voci fuori dalla stanza, sulle scale. La stanza è buia ma dalle tende verdi della finestra filtra un po’ di luce. Bussano e sento che mi stanno chiamando.

– Posso? –

E la porta si apre piano, vedo Laura entrare con la testa e poi piano piano cercare l’interruttore della luce con la mano. Tasta il muro e la luce si accende.

Io sono lì, sul letto, vestita e con una lettera tra le mani. Strana sensazione, mi sto guardando, so che quella sul letto sono io, so che sembro addormentata e con un’espressione un po’ rigida. Veramente non capisco bene, vedo entrare Laura e poi Marco, si avvicinano, mi chiamano, mi scuotono e la testa mi si piega da un lato, sulla destra, mi spettino un po’.

Vedo tanto movimento ma non sento, non sempre. Guardo il lampadario e poi il soffitto. Sono calma.

Eccomi di fianco ad Anna, vicino alla sua carrozzina, la vedo chiedere e fissare in alto, sulle scale. Sento la sua preoccupazione.

Ora sono in giardino, sotto al fico, su un tappeto di foglie. Accidenti, ma ieri le avevo raccolte, avevo fatto una fatica e adesso guarda che disastro, si vede che stanotte ha fatto molto vento, forse ha anche piovuto. Mi volto e vedo Miu, la mia gattina nera che mi fissa con quei suoi occhi gialli, sta ferma e mi fissa.

Ma guarda che stranezza, come ci sono finita sul comodino di fianco al letto di Anna?

Sta piangendo, Laura è sulla porta che sta aspettando e di colpo la stanza è piena di persone in divisa. Sono gli operatori del 118, uno si è seduto al tavolo e sta chiedendo qualcosa, credo su di me. Gli altri sono saliti al piano di sopra e sono nella mia stanza.

C’è un giacinto rosa sul tavolo tra le foto, è bello, sembra vivo, emana una luce leggera sulle statuine sacre che sono immobili, al loro posto.

Mi vedo. Sono proprio di fianco al mio viso, sul pavimento, e mi vedo.

Vedo tante mani che aprono, trafficano con strumenti, applicano un defibrillatore, fanno un massaggio cardiaco.

Il medico legale è alto, ma quando si gira vedo che è una donna, con i capelli corti e neri e un fare sbrigativo. Ci sono anche due giovani che sono rimasti in un angolo, fermi e in silenzio.

Mi dispiace ragazzi, forse è la vostra prima volta, immagino non sia facile.

Ora del decesso da confermare


(2) FOTOGRAMMI

7 pensieri su “(1) ME NE SONO ANDATA

  1. Vorrei commentare questo racconto, vorrei scrivere che la voce narrante, pur se appartiene a una donna, sento che è la mia, perché esprime tutti i pensieri che mille volte ho pensato. Ma tu li hai scritti e questo fa la differenza fra ciò che si teme e ciò che si narra, perché pensandoli restano chiusi nel cervello, quasi l’effetto di un delirio, mentre narrandoli come li hai scritti tu, sono come una rosa che spalanca i suoi petali profumati e mostra il segreto della vita.

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a marcello comitini Cancella risposta