Nodi nel legno

Questa mano che stringi non è sempre stata così.

Un tempo era forte, veloce, impaziente. Costruiva, cadeva, si rialzava senza pensarci troppo. Non aveva rughe, ma aveva fretta, sempre fretta. Credevo che il tempo fosse una strada lunga, infinita, ma l’ho percorsa quasi tutta, fermandomi raramente a guardare.

Ogni ruga che vedi è un giorno vissuto, ogni macchia è un errore o forse una lezione arrivata troppo tardi. E queste vene, sono i sentieri che ho percorso, quelli giusti e quelli sbagliati, che ora si vedono tutti insieme, come una mappa che però non servirà a nessuno.

Tu mi tieni la mano, e io mi chiedo: quanto di quello che ho imparato riuscirò davvero a lasciarti?

Sai, invecchiando, si parla tanto. Si racconta, si ripete, si avverte, pur sapendo che le nostre parole scivolano via, come acqua tra le dita. Non perché non siano importanti, ma perché il tempo si capisce solo quando comincia a mancare. E allora, ogni generazione riparte da capo, inciampa negli stessi sassi, si perde negli stessi boschi. È così da sempre, ma non è una cosa triste, è solo il modo in cui la vita insegna, perché certe verità non si possono ereditare, si devono attraversare.

Lascia che ti racconti una storia.

Ero giovane, molto giovane, avevo un lavoro che mi sembrava il centro del mondo, una responsabilità che credevo definisse chi ero. Un giorno, qualcuno che amavo mi chiese di restare. “Solo oggi,” disse,“Resta con me.”
Ma io avevo fretta. Sempre quella fretta stupida, convinta che ci sarebbe stato un domani identico, pronto ad aspettarmi e scelsi di andare.

Quel “solo oggi” non è mai tornato.

Non ci fu una seconda occasione, non ci fu modo di rimediare. La vita, a volte, chiude le porte senza fare rumore e tu te ne accorgi solo quando provi a riaprirle. Da allora ho capito una cosa che nessuno mi aveva insegnato: non tutte le assenze si possono colmare, e non tutti gli errori si possono correggere. Alcuni restano lì, come un nodo nel legno, a ricordarti che sei stato umano ma che avresti potuto essere migliore.

E sai qual è la cosa più strana? Se qualcuno me l’avesse detto, se qualcuno mi avesse avvertito, probabilmente non avrei ascoltato. Per questo non mi arrabbierò se un giorno non capirai le mie parole. Fa parte del viaggio. Ma magari, quando sarai davanti a una scelta simile, sentirai qualcosa, un’eco lontana, e forse esiterai un secondo in più.

A volte basta quello.

Eppure, io continuo a parlare. Continuo a sperare che almeno una parola, una soltanto, resti con te quando non ci sarò più. Quindi, ascolta questo, che viene da lontano, da un uomo che forse ha capito prima di me:

Vecchio sentiero
le orme restano impresse,
ma il vento le ignora.

Capisci? Le strade che percorriamo lasciano segni ma non è detto che qualcuno li segua. E va bene così.

Perché ora, in questo momento, la cosa più importante non è il passato, né il futuro.

È la tua mano nella mia.

Inizia il conto alla rovescia

Impulso di scrittura giornaliero
Cosa pensi che migliori con l’età?

Ti accorgi di crescere (invecchiare non ci piace) quando cominci a fare il conto alla rovescia. Certo che si guarda a tutto quello che si è fatto ma anche a tutto quello che ancora si vorrebbe fare, o peggio, rifare, con l’esperienza acquisita. Ma non sarebbe più la stessa cosa. Forse questa consapevolezza del lasciar andare, il guardarsi volendosi bene, perdonandosi gli errori, forse quando si libera per sempre il bambino interiore, lasciandolo. Allora non si pensa più a quanto tempo rimane ma a cosa farne. E s’impara a sorridere più spesso, anche di se stessi.

Il Potere dello 0 (zero)

Lo Zero significa anche niente o nulla. Nei numeri arabi, il vuoto.

Poi, arriva quel giorno, il giorno del Compleanno. Il giorno che, nei tuoi ricordi di bambina aspettavi e che, per qualche sorta di magia, si tramutava in un desiderio, nell’attesa della festa, dei regali. Quelle candeline spente con più di un soffio.

Ora, anzi, da parecchio, le candeline vengono condensate in due candeloni, due petardi orrendi, svettanti sulla torta che vedi arrivare in lontananza, come una minaccia. E basta un soffio per spegnere quell’incendio. Basta solo un soffio per proiettarti nell’anno che è già cominciato.

E va tutto bene. Tutto bene fino a che realizzi che dopo il 9 c’é lo ZERO. E QUELLO ZERO NON È IL NULLA.

Quello zero parla di decadi passate, segna il confine. Dopo gli enta arrivano gli anta, passaggio che implicherebbe una sana analisi non tanto su quello che si è fatto, quanto su quello che si farà o meno.

Del tipo che, volente o nolente, ascoltando il tuo fisico, comincerai a cambiare l’alimentazione e, osservando il tuo fisico, riporrai nell’armadio minigonne, pantaloncini striminziti e top minuscoli. Non tutte, ovviamente. Diciamo che, essendo propensa al buon gusto, ho i miei limiti.

Quell’ovale dopo i numeri che ti hanno accompagnato per nove anni, cambia tutto. Il tuo genetliaco ti fa capire quanto sia rapido l’inevitabile avvicinarsi del geriatrico.

Ergo, soffia, soffia via quei simboli e ricordati che in informatica é lo Zero il punto d’inizio, non l’uno.

Riparti da ZERO, più le decadi di cui sopra.

Buon 4…- 5… – 6… – 7… – 8… (0) antesimo Compleanno!

Che sia lieve, come una piuma.

Foto di daniele-levis-pelusi- Unsplash